LBD: da Coco Chanel a Audrey Hepburn, storia del tubino nero

Da buon evergreen, non conosce età, moda o stagione ed è un indumento essenziale nell’armadio di ogni ragazza e donna.

Che lo chiamiate Little Black Dress (spesso abbreviato LBD), la Petite Robe Noire o scemarello, come era solito definirlo la giornalista Camilla Cederna, il tubino nero è uno dei capi-icona che hanno fatto la storia nel settore moda, ma anche quello del cinema.

Da buon evergreen, non conosce età, moda o stagione ed è un indumento essenziale nell’armadio di ogni ragazza e donna. Grazie alla sua versatilità e alla varietà dei modelli, permette ad ognuna di scegliere il suo e personalizzarlo secondo il proprio gusto e stile.

La storia del tubino nero inizia nel 1926 durante la ‘rivoluzione’ di Coco Chanel che gli dette il nome di Petite robe noire (vestitino nero) e lo ideò con l’intenzione di creare un abito che fosse comodo, in modo da adattarsi al fisico di ogni donna, e soprattutto portabile in ogni occasione.

Prima degli anni Venti indossare un abito nero fuori dal lutto, soprattutto durante il giorno, era considerato indecente e inopportuno.

Chanel, come aveva fatto con il tessuto in jersey, stravolse le tradizionali convenzioni sociali, facendo però breccia nel cuore delle donne, al punto che la rivista Vogue definì il tubino “una sorta di uniforme per ogni tipo di donna, a prescindere dal gusto e dallo stile personale”.

Successivamente, negli anni Cinquanta, l’era “New Look” di Christian Dior e i movimenti conservatori sorti nel dopoguerra, riportarono il tubino alle sue origini di uniforme e simbolo della donna pericolosa. Nel cinema i personaggi femminili fatali e particolarmente trasgressivi, infatti, indossavano spesso tubini neri, per creare un contrasto forte con il ritratto della donna-media, moglie, madre e casalinga.

La popolarità del tubino aumentò fino a diventare mito negli anni Sessanta, quando l’attrice Audrey Hepburn lo indossò nel celebre film Colazione da Tiffany. Quel particolare modello era un Givenchy ed è stato venduto all’asta da Christie’s per 410.000 sterline nel 2006.
Da quel momento il tubino si sganciò dalle convenzioni e iniziò a riscuotere consensi tra le masse, anche se un gruppo di detrattori rimaneva fermo sulle sue convinzioni.

Tra gli anni ’80 e ’90 il tubino cominciò ad essere proposto in materiali, lunghezze e tessuti diversi. Oltre al classico modello nero al ginocchio, ne vennero creati tantissimi colorati, con o senza maniche, arricchiti ora da dettagli preziosi, ora da inserti di tessuti a contrasto e le lunghezze in circolazione cominciarono ad essere molteplici: dai modelli midi a quelli più rigorosi a metà polpaccio, fino a quelli più intriganti ben sopra il ginocchio.

Oltre a Audrey Hepburn, tanti altri personaggi pubblici hanno sfoggiato con orgoglio il loro tubino nero. Wallis Simpson, la Duchessa di Windsor, era conosciuta per la sua vasta collezione di tubini neri, che decorava con innumerevoli dettagli e accessori. Una delle sue più celebri citazioni recita: “When a little black dress is right, there is nothing else to wear in its place.” letteralmente “quando il tubino nero è adeguato, non c’è altro da indossare al suo posto”.
Anche Edith Piaf, l’icona francese della musica folk, si esibiva spesso indossando tubini neri. Per questa sua abitudine, la Piaf si guadagnò il soprannome di “little black sparrow”, ovvero piccolo passero nero.La rivista inglese Daily Mail ha pubblicato qualche tempo fa un sondaggio dal quale è risultato che secondo il 75% delle donne intervistate, il tubino è risultato essere il capo d’abbigliamento più importante nella storia della moda, persino davanti ai jeans ed al wonderbra.

A oggi il tubino nero è divenuto una consuetudine per quanto riguarda l’abbigliamento delle donne, sia in ambito casual, sia in ambito formale. La sua fama si è diffusa al tal punto che al tubino nero sono stati dedicati canzoni, libri e persino un profumo di Guerlain, che si chiama appunto “La petite robe noire”.