Nel lavoro è indispensabile osare – Intervista a Massimiliano Bizzi

Nel lavoro è indispensabile osare – Intervista a Massimiliano Bizzi

Intervista a Massimiliano Bizzi, fondatore e amministratore delegato di White.

Innovazione, creatività, avanguardia, sono le parole chiave per comprendere il lavoro di Massimiliano Bizzi, ideatore e amministratore delegato di WHITE.

Il salone milanese, grazie alla felice intuizione dell’imprenditore, è stato tra i pionieri dello scouting, catalizzando l’attenzione sulle future promesse della moda, invitando i giovani designer alla rassegna, per farli incontrare con i più prestigiosi buyer worldwide.

In anticipo sui tempi, Bizzi e WHITE hanno presentato label come Lucio Vanotti, Sunnei, Julian Zigerli, Aalto, Tonsure, Cottweiler, in seguito tutti selezionati per i concorsi importanti come LVMH Prize e International Woolmark Prize.

Da designer e shoemaker fino alle ultime frontiere dell’innovazione fieristica. Grazie al suo talento nello scouting e alla conoscenza dei mercati, ha dato vita ad una delle realtà più frizzanti del panorama fieristico internazionale. Visione o spregiudicatezza?

Credo sinceramente entrambe e sono dell’idea che la visione sia indispensabile, come anche la conoscenza del mercato, ma che nel lavoro sia indispensabile osare.

Quanto è importante per la carriera di uno stilista emergente poter contare su appuntamenti come White? 

White nasce nel 2002 come piattaforma di lancio con 19 espositori e, ad oggi, che accogliamo oltre 1000 aziende l’anno, durante le quattro edizioni, non ha perso il suo appeal e resta un trampolino per aziende neonate, ma aiuta a consolidare il business di realtà più established. A White le aziende trovano un grande supporto di comunicazione, online e offline, prima e durante la manifestazione e vengono visitate dai migliori buyers del settore moda, worldwide.

Di recente ha inaugurato White Street Market, che apre le porte della manifestazione anche al pubblico finale. Pensa che sia un passaggio obbligato in un momento storico come questo in cui le distanze si accorciano e si moltiplicano le aziende che vendono i loro prodotti facendo a meno degli intermediari? 

Sicuramente per alcuni segmenti, quali lo streetwear e lo sportswear, non avrebbe senso che i brand mantenessero la distanza dal loro consumatore finale, per questa tipologia di aziende, ritengo l’apertura al pubblico sia un passaggio obbligato. Alcuni marchi ci hanno espressamente richiesto di aprire le porte della manifestazione alla città, per avvicinare il loro cliente: così è nato WSM, evento B2B e B2C, che a gennaio ha registrato la presenza di oltre 14.000 visitatori.

Quale crede che sia il ruolo degli istituti di formazione come Modartech al giorno d’oggi?  Credo che il ruolo degli istituti di formazione sia quello di supportare quanto più possibile i giovani nell’inserimento concreto nel mondo del lavoro. L’Istituto Modartech mi ha fatto un’impressione molto positiva, di una realtà molto dinamica e moderna.


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Micaela Ciuccio

 

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