Fotografia di Moda: Intervista a Paolo Belletti

Innovativo fotografo il cui curriculum vanta importanti collaborazioni e pubblicazioni, tra cui La Repubblica e Living de Il Corriere della Sera.

La fotografia di moda è estremamente affascinante, trasversale e complessa. Non è semplicemente il ritrarre e valorizzare capi di abbigliamento e accessori bensì aiuta a immortalare e catturare lo spirito del tempo.

Approfondiamo insieme il mondo della fotografia di moda, con uno dei suoi protagonisti d’eccellenza, Paolo Belletti, innovativo fotografo il cui curriculum vanta importanti collaborazioni e pubblicazioni (La Repubblica – Living de Il Corriere della Sera – IO Donna L’Espresso – Platform -Ddn – Domus Web – Left Magazine – Wu Magazine – Milano Città Aperta – Landscape stories).

Paolo Belletti rappresenta una delle testimonianze che verranno presentate nel Corso post-diploma Communication Design, in programmazione a Ottobre, percorso di studi triennale che rilascia il Diploma Accademico di Primo Livello – Laurea Triennale, titolo di studio allineato agli standard universitari internazionali.

1. Che doti deve avere un fotografo di moda? Quali sono innate e quali si possono imparare?

Fotografo “di moda” credo sia una definizione forse ormai obsoleta.

La moda (che non fa altro che rispecchiare lo stato d’animo della società), al giorno d’oggi, è talmente trasversale ed effimera che può essere approcciata in fotografia da infiniti punti di vista e stili ridefinendo ogni volta delle regole che una volta erano molto più definite.

Sono finiti d’altronde i tempi in cui (pochi) fotografi e (poche) top model dettavano legge definendo uno stile che diventava il più caratteristico di un determinato periodo.

Proviamo a pensare ai grandi della fotografia Avedon, Meisel, Newton sono riusciti a definire, attraverso il loro genio, a raccontare lo stato d’animo della società di allora in modalità talmente netta e definita da lasciare un segno indelebile. Questo per dire che la storia insegna sempre ed aiuta in qualche modo a predirre il futuro.

Per cui prime doti necessarie sono sicuramente la curiosità e voglia di conoscere la storia della fotografia di moda e di come è mutata l’immagine negli anni, ma anche in generale lo studio continuo di quello che avviene intorno a noi. Conoscere il mondo, viaggiare scoprire chi ha già fatto grandi cose è un buon punto di partenza per riempirsi il cervello di imput interessanti.

Detto ciò sicuramente c’è chi è più portato di altri ma in questo senso normalmente si crea una sorta di selezione naturale. Fare il fotografo è un percorso talmente complesso e lungo che difficilmente viene perseguito a lungo da chi non è portato.

2. Che consigli darebbe a chi vuole intraprendere questa strada?

Il consiglio che posso dare è di pensarci bene, una, due, cento volte. Ma una volta deciso di buttarsi crederci completamente.

Provare, sperimentare, leggere tanto, documentarsi, confrontarsi con addetti del settore. Partire con umiltà dal basso e non avere fretta di bruciare le tappe. Poi crearsi una propria estetica, prendere spunto da tutto, il cinema, la letteratura, l’architettura, il design, c’è un mondo pieno di input pronti ad arricchirci e ad influenzarci anche inconsciamente.

Ovviamente viaggiare è fondamentale è forse un buon punto di partenza per capire le dinamiche del mondo di oggi.

3. L’immagine visuale è sempre più importante nel mondo della comunicazione: ma come ci si distingue dalla massa? Come si crea una campagna originale?

L’immagine nel corso dei decenni è mutata molto, da rassicurante ed estetizzante in passato a portatrice di cultura e cambiamento sociale e denuncia oggi.

Il successo delle grandi campagne pubblicitarie è stato dettato spesso dall’idea che avevano alla base. Idee intelligenti più o meno provocatorie che a volte sono riuscite a scuotere perfino l’opinione pubblica ridefinendo l’identità dell’immagine di moda.

Normalmente le possibilità di spingersi in terreni “poco commerciali” dipendono molto anche dalla fiducia che il cliente ripone in chi esegue la campagna pubblicitaria.

Modartech Meeting: la Fotografia di Moda - 24 Aprile

L’art director che segue la campagna ne definisce insieme al fotografo lo stile ed i suoi contenuti ma non sempre si ha a che fare con clienti illuminati disposti a rischiare per cui tendenzialmente si tende a seguire uno stile all’interno della “comfort zone”. Ma ci sono le bellissime eccezioni.

Penso ad un mio lavoro commissionato da un’azienda a cui ho proposto di scattare un servizio sott’acqua. Un’idea forte ma con un livello di rischio e difficoltà altissimo essendo una produzione molto complessa da organizzare e gestire. Il cliente in quel caso forse un po’ incoscientemente si è fidato dato la possibilità di creare un lavoro totalmente differente dalle solite campagne.

Modartech Meeting: la Fotografia di Moda - 24 Aprile

4. Oggi ci crediamo tutti fotografi, grazie allo/per colpa dello smartphone. Quanto è importante studiare e quanto si impara sul campo?

Lo smartphone ci ha (falsamente) avvicinato al mondo fotografico, ridefinendo e sconvolgendo il rapporto che noi tutti avevamo con le immagini.

Come in tutti i processi di evoluzione tecnologica se da un lato l’avvento dello smartphone ci ha resi più liberi di esprimerci con le immagini dall’altro ha però smantellato una serie di processi fondamentali  della fotografia che erano prettamente legati all’utilizzo degli apparati analogici.

Oggi spesso si pensa di saper fotografare e invece non si hanno nemmeno le conoscenza base per “gestire” lo strumento.

È lo smartphone che decide per noi e non viceversa portandoci ad una sorta di pigrizia mentale che rende la fotografia totalmente standardizzata e dozzinale. Studiare è pertanto fondamentale per avere la capacità di navigare tranquilli nel mare della fotografia, la pratica è altrettanto importante e va di pari passo con lo studio, come in tutte le professioni.

5. Quali sono le nuove frontiere di questo mestiere?

La fotografia continua ad essere un ottimo metodo per investigare se stessi prima di investigare il mondo. Una sorta di atto terapeutico che se ben fatto permette di esprimere la nostra unica e personale visione del mondo. Questa può essere una frontiera interessante : mantenere un livello alto è per noi fotografi un atto importante per non svalutare un mondo che di inutili immagini è oramai pieno.

La fotografia si è un po’ persa, il campo è diventato talmente ampio che si fa fatica quasi e vederne i confini. Forse sarebbe interessante tornare un po’ alle origini, la vera nuova frontiera per me è lavorare guardando al futuro tenendo conto di quello che la fotografia ha prodotto in passato.

Instagram può sembrare una piattaforma per perdere tempo ma come tutte le cose può diventare uno strumento molto utile: ad esempio un’ottima libreria digitale dove attingere e farsi ispirare, basta avere occhio. Lasciamoci influenzare da ciò ci accade attorno ma avendo sempre un occhio critico!

Per maggiori informazioni vedi Corso Triennale Communication Design o invia una mail a orientamento@modartech.com